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Anellini Di Riconoscimento   Anellino Incastrato  Bagnetti  Nidi  Ozono  Ozonogeno  

Posatoio


 

Anellini Di Riconoscimento 

E consuetudine apporre alla zampa dei volatili in allevamento un anellino che ne permetta l'individuazione; su tali anelli sono in genere riportati l'anno di nascita, le iniziali dell'allevare o il suo numero di registro se è iscritto a un'associazione, e un numero progressivo che appunto consente d'inllividuare il soggetto ai fini selettivi; vi sono anche anelimi di colore vario —:a tinta unita o striati — che consentono l'individuazione dei soggetti senza che questi debbano essere presi in mano per la lettura del numero distintivo. Alcune specie di alati, fra cui i canarini, sono ammessi alle esposizioni ufficiali a concorso solo se muniti di anello inamovibile.  Esistono infatti due tipi di anellino; un tipo aperto, che può essere messo — e quindi tolto — in ogni epoca della vita dell'uccello, e uno chiuso che va infilato ai nidiacei ancora implumi in modo che non possa essere più sfilato una volta che la zampa ha raggiunto il massimo sviluppo. Esistono anellini di varie misure a seconda della specie cui sono destinati; per i canarini delle razze di grande taglia è previsto un anellino più grande di quello riservato alle minute. Gli anellini possono essere di metallo (alluminio) o di plastica. Si può fare acquisto di anellini già confezionati (in tal caso si tratta per lo più di anelli muti, che presentano solo diverse colorazioni o portano stampigliato un numero progressivo) oppure commissionarne la fabbricazione a un artigiano specializzato facendovi incidere sopra ciò che si desidera. Se l'allevatore è iscritto a un'associazione di ornicoltori, può ricevere gli anellini tramite questa. Gli anellini aperti, che si possono fissare all'arto del volatile in qualsiasi momento della sua vita, devono essere fatti a regola d'arte onde non abbiano a recare danno alla zampa del pennuto. La loro applicazione è semplicissima. Gli anellini chiusi, invece, devono essere infilati alla zampina del volatile ancora implume. Non si può indicare una data precisa in cui compiere l'operazione(6-7-8 giorni dalla nascita); dipende dallo sviluppo del nidiaceo ch'è proporzionale alla quantità di cibo ingerita. E comunque inutile infilarlo prima del sesto giorno di vita, mentre già all'ottavo potrebbe essere troppo tardi. L'applicazione va fatta introducendo contemporaneamente le tré dita anteriori nell'anello, che dovrà essere quindi infilato delicatamente nella zampina tenuta ben tesa per facilitare lo svincolo del dito posteriore. Se stentasse a entrare, si faccia uso d'una goccia d'olio. L'inanellamento è operazione facilissima, ma i novizi possono incontrare delle dfficoltà le prime volte. Ci si ricordi di non forzare troppo se l'anello non volesse entrare; si potrebbe storpiare la zampetta. L'anello pur arrivando a contatto con l'articolazione della gamba quasi sempre non avrà liberato completamente il dito posteriore: niente paura, questo è abbastanza flessibile da poter venire disimpegnato con delicatezza piegandolo leggermente.  Quasi tutte le canarine nelle prime ore successive all'inanellamento tentano di togliere l'anellino ai piccoli e vi riescono se lìoperazione è stata fatta troppo presto cioè quando la zampina non era sufficientemente sviluppata. Ogni giorno successivo all'inanellamento bisognerà quindi controllare se gli anellini sono rimasti al loro posto. Quando mancano, li si cerchi sul fondo del nido o della gabbia o nelle mangiatoie, i siti usuali in cui la canarina li lascia cadere dopo averli sfilati alla prole. E buona norma inanellare i piccoli la sera, quando la femmina è stanca e meno portata a interessarsi agli anellini, che non sarà male sporcare con le deiezioni oppure colorare di scuro (con una di quelle tinture artificiali usate in cucina per la colorazione di gelati, dolci, ecc. ) per togliere loro il luccicore atto ad attirare l'attenzione della madre.

 

 

 

 

 

 

 

Anellino Incastrato

Incidente che può a volte capitare allorché si fa uso degli anellini chiusi inamovibili. Può succedere che dopo l'inanellamento il dito posteriore del canarino vada a imprigionarsi nell'anello, e ciò avviene o per mera fatalità o per colpa, dei tentativi effettuati dalla madre allo scopo di rimuovere l'insolito oggetto. Con la crescita del volatile, l'anellino diventa naturalmente insufficiente a contenere sia il dito che la gamba. Se l'allevatore se ne accorge in tempo può liberare, magari con l'ausilio d'una goccia d'olio, il dito posteriore. Ma se l'intervento è tardivo, avviene cioè quando il dito è ormai tumefatto e non risulta più possibile far scorrere l'anellino, è necessario ricorrere al taglio dell'anello, operazione per la quale sono necessari uno strumento idoneo e la debita capacità. Qualche volta riesce impossibile tagliare l'anellino perché questo è completamente affondato nella carne rigonfia del dito: una volta accertatisi senza ombra di dubbio che non vi è alcun modo di rimuovere o tagliare l'anello, non resta che troncare il dito essendo preferibile questa perdita a quella dell'intera zampa, perdita inevitabile se alla situazione non si pone riparo. Amputato il dito — in modo da lasciare il moncone più lungo possibile — con uno strumento affilatissimo, si cauterizzi subito la ferita, sfilando quindi l'anellino dalla parte troncata, e si fasci accuratamente il moncone in modo che l'animale non possa stuzzicarsi la ferita col becco. Le persone non in possesso della necessaria pratica e abilità faranno bene a rivolgersi in questo caso a un veterinario.

 

 

 

 

 

 

Bagnetti

Apposite vaschette per le abluzioni degli uccelletti da gabbia. Assai comodi e pratici sono i bagnetti esterni, da applicare a uno sportello della gabbia, che impediscono ai canarini di bagnare all'intorno. Tali bagnetti esterni impediscono ai volatili 1 insudiciare l'acqua con le deiezioni e limitano al minimo la caduta di liquido sul fondo della gabbia, sicché di norma ad abluzioni ultimate non si rende necessario il rinnovo della carta che fodera il cassettino di fondo della gabbia, come invece avviene con i bagnetti interni. Inoltre il bagnetto esterno può restare sospeso alla gabbia per lungo tempo consentendo ai canarini di effettuare le abluzioni nel momento preferito ed eventualmente ripeterle nel corso della giornata, il che torna loro molto gradito nei mesi caldi. Esterne o interne che siano, le vaschette da bagno vonno sempre allontanate dalle gabbie qualche ora prima del tramonto, ad evitare che l'abbassamento di temperatura serale sorprenda qualche canarino col piumaggio ancora umido.

 

 

 

 

 

 

 

Nidi

Un buon nido o portanido, dev'essere costruito con filo di ferro zincato o plastica, materiali che non offrono ricetto agli acari e sono facilmente lavabili e sterilizzabili. I nidi più adatti alla riproduzione in gabbia dei canarini sono quelli interni a coppa ovvero i portanido esterni a gabbietta. Il tipo esterno risulta più comodo perchè facilita le pulizie ed è più facile schermarlo contro l'eccessiva luce. Nella riproduzione in voliera si possono usare anche i portanido di legno a cassettina. Qualora nella voliera vi siano più coppie in riproduzione è necessario mettere a loro disposizione un numero di nidi superiore a quello delle femmine (anche doppio) ad evitare litigi e scontri. I canarini, essendo volatili che da molte generazioni si riproducono in gabbia, abbisognano meno di altre specie d'un sito di nidificazione celato alla vista; in effetti le canarine possono prolificare anche in un nido completamente esposto e in ambiente a luce normale; ciò non toglie che anche per esse sia raccomandabile un sito di nidificazione riparato e non esposto in piena luce. Pertanto è bene che le gabbie da cova siano collocate in ambiente a luce attenuata (ma non buio) se si utilizzano nidi interni, mentre se si fa ricorso ai portanido esterni è sufficiente schermare quest'ultimo con un panno verde oppure della carta, delle frasche o altro onde fornire alla riproduttrice un rassicurante senso di protezione. Nel caso di nidi interni con il panno verde si può ricoprire più o meno parzialmente la gabbia. Quali materiali per imbottire il nido si possono usare sfilacci di ogni genere, trucioli sottili di carta o legno (quelli che servono per imballare gli oggetti fragili), paglia, crini, ovatta, ecc. II nido può essere appeso alla gabbia sin dall'inizio ma il materiale va fornito solo quando la femmina da chiari segni di volerne iniziare l'imbottitura (vi porterà dentro qualche foglia d'insalata, pezzetti di carta strappata dal fondo, ecc.), altrimenti essa si trastullerà con l'apposito materiale spargendolo per tutta la gabbia. Si lasci appeso giornalmente nel nido un batuffolo di cotone: ciò eviterà che la femmina alla ricerca di materiale soffice, anche se non è ancora pronta alla costruzione, strappi le piume al maschio, e consentirà di stabilire —allorché la canarina, anziché sprecarlo gingillandovisi, lo depositerà sul fondo del nido — il momento di rifornirla di materiale abbondante per la bisogna. Alcune canarine attendono da sole e con abilità alla preparazione del nido, altre presentano il difetto di farlo troppo profondo, imbottendo molto i lati e insufficientemente il fondo, oppure non lo approfondiscono a sufficienza; altre ancora sono del tutto inette a questa operazione. Tranne che nel primo caso, toccherà all'allevatore aiutare la bestiola. Nel caso di nido troppo o troppo poco profondo, basterà ovviare al difetto cercando di non modificare sostanzialmente il resto della struttura. La concavità del nido dev'essere accentuata in modo che le uova restino ben raccolte sul fondo,
senza rischio di cadere fuori, non tanto profonda però da allontanarle dal corpo della covatrice. La giustamente accentuata concavità del nido serve anche ad accogliere meglio i nidiacei a schiusa avvenuta. Talvolta canarine pur abili nella costruzione del nido, se hanno troppo materiale a disposizione, tendono a imbottire il portanido in misura eccessiva dando origine a costruzioni massicce e irrazionali su cui troneggiano scomodamente. Basterà in tal caso ritirare il materiale allorquando il nido ha raggiunto le giuste proporzioni. Quando la canarina è inetta alla costruzione del nido (ciò non signifìca che sia necessariamente una cattiva nutrice; tali femmine possono per il resto risultare ottime covatrici e imbeccatrici sarà compito dell'allevatore sostituirsi ad essa nella sistemazione del nido. A questo scopo si riempia la coppa del nido con sottili e morbidi trucioli ai quali si cercherà di darte una forma concava accentuata, magari aiutandosi con il bulbo di una lampadina e si foderi il tutto con uno strato di cotone in sfoglie. Bisogna curare che il materiale dell'imbottitura non possa spostarsi nella conca che lo accoglie, altrimenti potrebbe venir trascinato inavvertitamente fuori dalla canarina durante una sortita (perchè uno sfilaccio si è impigliato alla zampetta della bestiola) con conseguenze funeste per i nidiacei. A evitare tanto, il materiale va fissato al nido con legature di filo ovvero con delle graffette poste in modo che non possano disturbare femmina e nidiacei, o in qualsiasi altro modo efficace. Può succedere che la femmina inetta distrugga la fatica dell'allevatore disperdendo di bel nuovo il materiale con cui questi ha foderato il nido; ciò dipende dal fatto che l'istinto la spinge a preparare il nido anche se essa è priva della capacità necessaria. Poco male, basterà avere la pazienza di rifarlo fino a quando non avrà inizio la deposizione delle uova: da questo momento la canarina non toccherà più il nido, tutta presa come sarà dall'onere dell'incubazione. Per quanto riguarda il cotone, bisogna curare che le femmine non lo usino quale materiale principale o unico, perchè in tal caso esso può dar luogo a inconvenienti, costituendo una massa compatta che può impigliarsi facilmente e con tenacia alle unghiette dei riproduttori, e se l'imbottitura non è ben fermata può rovesciarsi con i già menzionati pericoli per uova o nidiacei; una imbottitura del genere risulterebbe inoltre troppo soffice (le uova vi potrebbero sprofondare) e troppo poco permeabile all'aria (con insufficiente possibilità di respirazione per i piccoli nati). Avendo a che fare con canarine poco abili nella costruzione del nido, che non sanno cioè utilizzare le fibre soffici solo per l'ultimo rivestimento interno, bisogna fornire dapprima solamente il materiale più robusto (trucioli, paglie, ecc.), riservandosi di porgere il cotone, in batuffoli cortissimi, solo a costruzione del nido quasi ultimata. Nei casi poi in cui si rende necessario l'intervento dell'allevatore nella preparazione o nel perfezionamento del nido, non si riduca il cotone in fiocchi bensì in sfoglie sottili (i pacchi di
cotone sono formati di tante sfoglie sottilissime separabili facilmente una dall'altra) e si foderi il nido con qualcuna di queste sfoglie che aderiranno perfettamente alla conca formata dal materiale più grosso su cui andranno rimboccate. In questo modo si assicura al nido uno stato igienico e di sicurezza perché le sfoglie appena sudicie possono venire agevolmente rimosse per essere sostituite con altre pulite lasciando il nido intatto e non danno luogo ad alcun inconveniente, perché sono troppo sottili per attaccarsi alle zampette dei riproduttori. Esse assicurano anche un'ottima circolazione d'aria e una giusta temperatura nel nido, perché lo
spessore della sfoglia può essere dosato a seconda della temperatura ambiente, più spesso nei primi mesi e sempre più sottile a mano a mano che il caldo aumenta. Eventuali infestazioni di acari rossi sono inoltre rilevate con immediatezza, perché i parassiti spiccano nettamente sul bianco del cotone tra i cui fili si rifugiano. La foderatura con sottili sfoglie di cotone può essere effettuata anche nei nidi interamente preparati dalle canarine, dato che questi uccelletti non si risentono dei "discreti" interventi  dell'allevatore;  in questo caso la foderatura del nido con il velo di cotone va effettuata, badando a non alterarne la forma, dopo la deposizione del primo uovo. Contro l'infestazione di parassiti è buona norma precauzionale spargere sul fondo del nido, sotto la sfoglia di ovatta, un po' di apposito insetticida in polvere oppure irrorare il nido ultimato con dell'insetticida liquido specifico. Le canarine non si accorgono del cambio delle uova e dei nidiacei neanche se ne viene cambiato il numero; sono invece spesso sensibili alle variazioni di forma del nido in cui abbiano già iniziato il ciclo riproduttivo. Anche le canarine che si avvalgono dell'aiuto dell'allevatore nella preparazione del nido, una volta dato inizio alla cova possono facilmente risentirsi, soprattutto durante la prima settimana, di modifiche apportate al nido stesso giungendo nei casi estremi a interrompere l'incubazione. Per questo motivo, ove si trovi nella necessità di rinnovare il materiale che imbottisca il nido a ciclo riproduttivo iniziato (fra le cause che possono determinare tale necessità rottura di uno o più uova l'insudiciamento abnorme
di uno dei riproduttori, infestazione di acari, ecc. ) si abbia l'avvertenza di usare lo stesso materiale e di ridargli la medesima forma. L'impiego degli strati di ovatta semplifica anche tale operazione. Mentre alcune canarine tendono a cambiare nido per la seconda covata, altre preferiscono effettuarla nello stesso nido in cui hanno allevato i piccoli della prima; in questo secondo caso l'allevatore non deve consentire che venga riutilizzato il vecchio materiale d'imbottitura che va tolto e distrutto per ragioni igieniche. Per lo stesso motivo l'allevatore deve lavare con molta cura e disinfettare il portanido.

 

 

 

 

 

 

 

Ozono

Gas derivante dalla modificazione allotropica dell'ossigeno; l'ozono si compone dall'ossigeno e si scompone in ossigeno: componendosi assorbe ossigeno, scomponendosi libera ossigeno restituendolo all'ambiente. Quindi oltre a un'azione ossidante battericida e depurante ha anche azione ossigenatrice dell'aria e dell'acqua. Inoltre l'ozono ha potere deumidificante. Lo si produce facilmente con l'Ozonogeno

 

 

 

 

 

Ozonogeno

Nei locali d'allevamento chiusi, un efficace accessorio per sterilizzare e depurare l'aria è l'ozonogeno, piccolo apparecchio elettrico che produce Ozono. L'efficacia dell'azione purificatrice e battericida di questo gas negli ambienti destinati all'abitazione umana e all'allevamento del bestiame è nota da tempo e da tempo viene sfruttata. Attualmente si trovano in commercio piccoli apparecchi di costo modesto che rispondono bene alle esigenze degli ornicoltori dilettanti. L'ozonogeno va sistemato a una certa altezza dal suolo per favorire la diffusione dell'ozono ch'è un gas pesante. Le dimensioni dell'apparecchio e la durata dell'accensione giornaliera vanno proporzionate alle dimensioni del locale (dati che sono in genere forniti dal fabbricante insieme all'ozonogeno); un eccesso di concentrazione di ozono nell'aria, come tutti gli eccessi, può diventare dannoso; in casi estremi — raggiungibili solo in un ambiente angusto e mal aerato, come non deve mai essere un locale d'allevamento — il troppo ozono può procurare al tessuto cellulare animale delle lesioni sul tipo di quelle prodotte dai raggi X. Se usato secondo le regole, l'ozonogeno contribuisce efficacemente alla sterilizzazione del locale e all'eliminazione dei cattivi odori.

 

 

Posatoio

Vengono cosi denominate le bacchette sulle quali si posa l'uccello in gabbia. I posatoi, di legno o di plastica, conviene che siano cavi (in essi si rintaneranno gli eventuali acari rossi che potranno così essere facilmente individuati ed eliminati). Si evitino i posatoi troppo sottili che possono col tempo causare danno alle zampette dei canarini; lo spessore minimo deve corrisponclere a quello d'un dito umano ma è meglio ve ne sia anche qualcuno più grosso: è consigliabile che i posatoi presentino fra loro diversi spessori perché in tal modo le zampine dei canarini, rimanendo più o meno aperte, vengono sottoposte a un benefico esercizio supplementare. I posatoi a sezione ellittica, ovale o semiovale sono da preferirsi a quelli con sezione rotonda. Non si usino le canne come posatoi perché troppo levigate e troppo dure. Sia nella gabbia che nella voliera bisogna sistemare il numero posatoi strettamente indispensabile; troppi posatoi riducono lo spazio utile per il libero movimento degli alati e inducono i volatili tendenzialmente pigri a non esercitarsi sufficientemente nel volo. E ovvio che i posatoi non vanno posti in modo che gli uccelletti che vi sostano possano insudiciare dall'alto i compagni che stanno più in basso o i recipienti contenenti cibo e acqua.