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NOZIONI BASE DI RIPRODUZIONE
#Abbandono Delle Uova #Accoppiamento #Balia #Deposizione #Deposizione Mancata o Imperfetta #Deposizione stentata #F 1-2-3 R 1-2 #Familiarizzazione dei Riproduttori #Fecondazione #Figlio Unico #Fine delle Cove #Incubazione #Inizio Della Riproduzione #Riproduzione #Scelta Dei Riproduttori #Schiusa #Sostituzione delle Uova #Svezzamento
Capita talvolta, soprattutto con le femmine giovani, che una ca narina abbandoni le uova dopo aver covato per alcuni giorni. In genere la causa è da addebitarsi a uno scadimento di forma con seguente ad alimentazione inidonea o alla messa in riproduzione prematura. Se l'allevatore se ne accorge in tempo, cioè quando le uova sono state abbandonate da poco, può salvare la covata ripartendo queste uova in altri nidi ove l'incubazione abbia avuto la stessa data d'inizio, ed è questo uno dei casi in cui la messa in cova contemporanea di più canarine torna veramente preziosa. Quanto alla valutazione del tempo utile per il salvataggio delle uova abbandonate, diremo che il limite massimo dipende dalla temperatura ambiente e dallo stato di sviluppo dell'embrione (si son dati casi di uova rimaste per sei ore in stato di abbandono e poi schiuse felicemente ma con tre giorni di ritardo); in genere basta l'interruzione della cova per una notte a rovinarle.L'incubazione può interrompersi anche per il fatto che la canarina spaventata da qualcosa d'insolito esce dal nido durante la notte e al buio non ritrova la via del ritorno. Un lumino notturno nella stanza eviterà questo pericolo. Aggiungiamo che se durante la notte viene accesa la luce nel locale d'allevamento o nella stanza d'uso comune in cui la gabbia da cova è sistemata, facilmente la covatrice uscirà dal nido per cibarsi. Ora, se la luce viene spenta mentre essa è ancora fuori dal nido e se la stanza non è rischiarata dal lumino notturno, l'incubazione delle uova resterà interrotta sino all'alba. Pertanto si eviti di accendere la luce nei locali in cui le canarine covano oppure, se proprio lo si deve fare e manca la luce notturna, prima di far ripiombare la stanza nell'oscurità ci si accerti che tutte le chiocce siano al loro posto
Perche l'accoppiamento di due soggetti di sesso diverso ai fini riproduttivi abbia esito felice, è necessario tener conto di vari fattori: la Data d'inizio delle cove, la Scelta dei riproduttori 1''Alimentazione pre-cova la Consanguineità. In canaricoltura, controversa è la questione se sia meglio che all'allevamento dei nidiacei attenda la sola femmina ovvero entrambi i genitori, senza che si possa pronunciarsi a favore dell'uno o dell'altro sistema. È naturale che la permanenza del padre nella gabbia da cova dipende dalla condizione ch'esso si dimostri buon genitore. Anche gli uccellini hanno la loro microscopica personalità; sarà la valutazione di essa a consigliare l'allevatore sulla via da seguire a seconda del comportamento dei riproduttori. Esistono maschi che aiutano di- ligentemente la compagna portandole del cibo, sostituendola sul nido durante le sue uscite e collaborando attivamente all'imbeccaggio della prole (durante i primi giorni di vita dei piccoli il maschio nutre la femmina che poi passa il cibo ai pulcini, ma in seguito li imbecca anche direttamente), ma ce ne sono altri che infastidiscono di continuo la femmina ostacolandola nella preparazione del nido o durante l'incubazione e l'imbeccaggio dei nidacei, quando pure non giungono a maltrattarla ed a rompere le uova deposte. D'altro canto ci sono femmine pigre che se vengono imbeccate assiduamente dal maschio trascurano di alzarsi e di nutrire la prole. Altre per contro si giovano dell'aiuto del compagno, aiuto che risulta prezioso soprattutto negli ultimi giorni dello svezzamento, quando la canarina, ormai presa dalla smania di formarsi un nuovo nido, potrebbe in casi estremi giungere a trascurare del tutto l'imbeccaggio dei piccoli. L'allevatore deve regolarsi secondo il comportamento dei canarini, tenendo presente che.ove sia possibile, è bene lasciare i genitori uniti. Il maschio può essere tolto tranquillamente sino al momento in cui la femmina non ha ancora deposto l'ultimo uovo; più in la il suo allontanamento potrebbe far correre il rischio che la canarina privata del compagno abbandoni il nido cessando di covare le uova. Una volta uniti nella gabbia da cova, di norma maschio e femmina per un pò mantengono un comportamento schivo sostando su diversi posatoi; poi il maschio comincia a cantare e la femmina, se non è subito disposta all'unione, lo sfugge, aumentando con ciò l'eccitazione del compagno, il quale la segue con foga più o meno accentuata sfociante talvolta in uno svolazzante parapiglia. Se come avviene in genere, il maschio non è troppo rozzamente focoso e la femmina si trova m buone condizioni fisiche dal punto di vista riproduttivo. dopo alcuni giorni la canarina rimane conquistata dal canto del compagno e l'accoppiamento ha luogo, Con femmine in avanzato stato di calore l'unione può avvenire sin dal primo giorno di coabitazione. Si possono però avere altri sviluppi meno favorevoli: il maschio è troppo focoso e impaziente nei confronti d'una femmina non pronta, o troppo timida o che non lo gradisce, e l'assale con violenza spaventandola sempre più, e magari la ferisce a colpi di becco; più raramente, un maschio bonaccione, non gradito dalla femmina cui è stato unito, viene da questa assalito a beccate. In entrambi i casi si de ve provvedere alla separazione perché si possono verificare funeste conseguenze. Altro caso: se la femmina non è in condizioni riproduttive e si disinteressa del compagno, può avvenire che il comportamento apatico della canarina a lungo andare finisca per scondizionare anche il maschio. Ancora: maschio e femmina sono entrambi in perfetta forma amorosa ma non simpatizzano; l'accoppiamento può anche verificarsi ma è accompagnato da liti più o meno continue e violente. A seconda del comportamento dei riproduttori e in base alle avvertenze suesposte, sta all'allevatore decidere caso per caso quale sia il miglior modo d'agire. Se invece l'unione dei due soggetti ha il solo scopo di non far soffrire a un volatile la solitudine — e in tal caso meglio conviene parlare di coabitazione che non di accoppiamento — è sufficiente che i due pennuti vivano di comune accordo, il che è facilmente realizzabile con due soggetti di sesso differente e assai meno con individui dello stesso sesso (soprattutto i maschi tendono a litigare fra loro, quando ognuno di essi non disponga della propria femmina).
E' così comunemente designata quella femmina, dalle sperimentate doti di nutrice, cui vengono affidate le uova o i piccoli di altra femmina inetta alla cova e all'allevamento o che per un qualunque altro motivo non sia in grado di accudire alla propria nidiata. Il ricorso alla "balia" è frequente soprattutto nella riproduzione delle razze a selezione spinta del canarino o di quei volatili selvatici che in gabbia perdono lo stimolo riproduttivo. La "balia", delle cui virtù di nutrice si deve essere certi, va messa in riproduzione contemporaneamente alla coppia le cui uova dovranno esserle affidate. Quando la deposizione è finita, si gettano via le uova della balia (o si utilizzano in un modo qualsiasi) sostituendole con quelle della femmina incapace di portare a termine la propria covata. Le migliori balie fra i canarini sono in genere costituite da una comune femmina verde o gialla, ma anche quelle delle razze selezionate Border e Lizard sono ottime nutrici. Si tenga presente che le uova vanno affidate a una balia che abbia a sua volta iniziato la deposizione più o meno negli stessi giorni in cui tali uova sono state deposte; in caso contrario non si otterrebbe risultato positivo. Se ad esempio sotto una balia che cova già da una settimana si pongono delle uova appena deposte, si corre il rischio che essa, trascorso il periodo di tempo normalmente necessario alle uova per schiudere, abbandoni la cova delle uova affidatele anche se queste contengono i nascituri. Se invece si affidano delle uova già incubate per un certo periodo di tempo a una femmina che ha appena iniziato a covare, si verificherà l'inconveniente opposto: gli uccellini nasceranno quando ancora la balia per istinto è portata a proseguire l'incubazione; conseguenza: i piccoli non verranno alimentati e periranno d'inedia. Il ricorso alla balia può anche non essere programmato ma può avvenire sotto la spinta di avvenimenti imponderabili, come ad esempio il decesso della riproduttrice. In tal caso bisogna ricordare i citati avvertimenti; le uova o i nidiacei abbandonati potranno essere affidati solo a un'altra nutrice che stia covando delle uova su per giù allo stesso grado d'incubazione o che allevi dei nidiacei più o meno della stessa età; in caso contrario, cioè se la differenza d'età fra gli orfanelli e la prole legittima andrà oltre pochissimi giorni, avverrà che i nidiacei più anziani prevarranno al momento delle imbeccate su quelli più piccoli e quest'ultimi cresceranno rachitici o più facilmente ancora periranno di fame. Se possibile, conviene ripartire le uova o i nidiacei abbandonati in più nidi così da non gravare con una nidiata troppo numerosa su una sola femmina.
In ornicoltura si suole indicare con tale termine l'atto con cui le femmine in fase riproduttiva si sgravano delle uova. A due-sei giorni di distanza dalla fecondazione (naturalmente non si può parlare di "fecondazione" quando la copula ha luogo con una canarina non ancora pronta alla riproduzione, con il gruppo ovarico immaturo e le singole ovocellule non ancora atte a scendere nell'ovidutto) e, di norma, dopo una-due settimane dal giorno in cui si è formata la coppia, una buona canarina generalmente depone il primo uovo senza fatica, nel giro d'un quarto d'ora, anche se è alla sua prima esperienza riproduttiva. Può capitare che una femmina alla sua prima esperienza riproduttiva non deponga le uova nel nido ma sul fondo della gabbia o nelle mangiatoie: in genere non c'è da preoccuparsi, trattandosi di difetto destinato a scomparire in seguito, spesso sin dalla seconda covata. Vi sono anche femmine che dopo aver regolarmente deposto le uova nel nido trascurano d'iniziarne l'incubazione; la cosa è per lo più dovuta a un'imperfetta forma amorosa della canarina, dipendente in genere da qualche errore di conduzione commesso dall'allevatore. Una volta riacquistata la condizione favorevole, la canarina potrà risultare ugualmente un'ottima riproduttrice. Le uova abbandonate potranno essere affidate ad altra chioccia. La Canarina depone di buon mattino, in genere all'alba (per lo più tra le sei e le nove); il numero delle uova deposte generalmente da 3 a 5, più raramente 2 o 6 ed anche 7; in casi eccezionali può giungere a deporne 8 o 9 (solo nelle razze più robuste e prolifiche) mentre la deposizione d'un solo uovo e in parte anche quella di 2 è segno d'imperfette condizioni f:isiche. Le uova vengono deposte consecutivamente una al giorno talvolta accade che la deposizione prosegua dopo un giorno d'intervallo. Può inoltre verificarsi che una canarina, deposte le uova, non ne inizi l'incubazione e dopo qualche giorno attenda invece a una seconda deposizione. Il fatto è determinato da una disfunzione ormonale che sconsiglia l'ulteriore impiego della canarina per il resto della stagione riproduttiva. Le uova così deposte (di norma le seconde sono più piccole del normale e danno vita a canarini di piccola taglia) possono essere affidate ad altra femmina in cova Citiamo infine il caso di canarine che depongono un solo uovo —sterile — di cui non iniziano l'incubazione perché la vera deposizione avverrà solo una decina di giorni dopo. In tal caso la deposizione singola non è sintomo di imperfette condizioni fisiche come avviene allorché l'unico uovo (da cui può nascere un pulcino) viene subito incubato. Se dopo aver deposto le uova una canarina, per una ragione qualsiasi, si trova nella condizioni di non dover proseguire nell'incubazione, si lasciano passare due o tré settimane prima di impiegarla nella riproduzione perché deposizioni di uova troppo ravvicinate non giovano alla salute delle fattrici e hanno influenza negativa anche sul numero delle uova e sulla qualità dei nidiacei. Se si ha la sgradita sorpresa di trovare dei frantumi di guscio al posto dell'uovo, si tenga presente che quasi sempre il colpevole è il maschio; s'impone pertanto il suo allontanamento. Se poi invece si constata che la colpevole è la femmina, non c'è nulla da fare e non resta che esonerarla dalla riproduzione. Trattandosi di soggetto di particolare valore, si può cercare di togliere le uova dal nido subito dopo la deposizione, prima che la canarina mangiatrice di uova abbia il tempo di romperle, onde affidarle ad altra femmina buona covatrice. La tendenza a mangiare le uova è dovuta di norma a carenze alimentari, rimediando alle quali l'inconveniente dovrebbe scomparire; si dice "dovrebbe", in quanto può accadere che quella ch'era all'inizio un'esigenza fisiologica, tesa a rimediare a carenze nutritive, diventi in seguito un semplice vizio cui non c'è modo di porre riparo e che impone di non utilizzare nella riproduzione i soggetti che ne sono affetti o di impiegarli con l'accorgimento suddetto. Le uova, dal guscio quasi sempre picchiettato ma di tinta variabile, possono essere deposte giorno dopo giorno, ma non è raro che tra la deposizione delle varie uova (specialmente tra il primo e il secondo) intercorrano due o tré giorni. Si capisce subito quando la deposizione è terminata perché l'uovo che viene espulso per ultimo presenta una colorazione leggermente più chiara degli altri e vien detto "uovo azzurro"; in qualche raro caso avviene che dopo quest'uovo la femmina ne deponga ancora uno d'incerto colore verde pallido.
Deposizione Mancata o Imperfetta Può accadere che la canarina non depositi uova, inconveniente imputabile a età avanzata, a imperfette condizioni fìsiche o a eccessiva pinguedine. Anche la deposizione d'un solo uovo è generalmente segno di cattive condizioni fìsiche. Verificandosi deposizioni di uova senza guscio, se l'allevatore non ha fatto mancare i necessari integrativi calcarei, la causa è da ascriversi a una disfunzione organica, di norma causata da carenza di vitamine. La bestiola va isolata dal maschio e sottoposta a dieta sostanziosa, ricca di alimenti freschi. E anche opportuno somministrare vitamine complementari (soprattutto A e D) mediante apposito preparato. In qualche raro caso la femmina si riprende nel giro di alcune settimane, in capo alle quali è in grado di deporre uova del tutto regolari, ma quasi sempre invece per rimettersi necessita d'un periodo di riposo assai più lungo. E buona norma, specie se la deposizione d'un uovo senza guscio avesse a ripetersi, esimere la bestiola dalle fatiche della cova per tutta la stagione in corso. Non seguendo questo consiglio si corre il rischio di comprometterne definitivamente la salute. Analoga decisione va presa nei confronti di qualsiasi femmina che dia segno d'imperfetta capacità riprodu:tiva per qualsiasi ragione. Non è infrequente la deposizione di uova "chiare", cioè non fecondate. L'imperfetta condizione fìsica di uno dei riprod tori o l'età troppo avanzata nel maschio possono essere la causa di tale inconveniente. Altre cause: la troppa giovane età di uno o di entrambi i riproduttori ovvero l'inadatto regime alimentare, povero di sostanze e di vitamine. L'ambiente buio e mancanza di raggi ultravioletti possono influire pure negativamente sulla fecondazione delle uova. In qualche raro caso possono venir deposte uova — ovviamente chiare — da canarine che non sono state accoppiate al maschio; si verifica in questo caso in via eccezionale ciò che avviene normalmente con le galline. La mancata fecondazione può anche trarre origine da cause puramente "meccaniche", ad esempio un posatoio instabile che non permette al maschio una copula perfetta, o la mancata deplumazione delle cloache di cui è detto a proposito della toletta dei riproduttori. Altra causa d'insuccesso il fatto che il coito avvenga non sul posatoio ma dentro il nido, dove per la posizione della femmina il maschio può non riuscire a stabilire il contatto. Le uova chiare sono più frequenti nella prima covata, quando un'imperfetta forma amorosa della femmina, che sollecita la fecondazione pur non avendo ancora il gruppo ovarico sufficientemente maturo o che per tale causa accetta svogliatamente la corte del maschio, può compromettere la fecondazione.
Se si ha la precauzione di consentire la riproduzione solo a soggetti in perfetta salute, le femmine in genere, depongono senza difficoltà. Talvolta se è stata messa in cova una femmiina dalle condizioni fisiche non perfette, si possono avere difficoltà nella deposizione. Non è infrequente trovare, il pomeriggio la canarina tutta arruffata e con gli occhi semichiusi. sul fondo della gabbia. Molto probabilmente la mattina dopo la bestiola starà benissimo e nel nido occhieggerà un ovetto picchiettato di bruno. Può però accadere che con il sorgere del nuovo giorno il nido resti vuoto e il malore non scompaia; in questo caso è chiaro che la canarina si trova in difficoltà e bisogna che l'allevatore intervenga subito. Si unga la cloaca con dell'olio tiepido e la si esponga per alcuni minuti al vapore dell'acqua in ebollizione, quindi si collochi la bestiola nella gabbia infermeria a buona temperatura, superiore a quella ambientale (sui 34"-40° centigradi). Il calore favorisce la dilatazione dell'ovidutto. Mancando la gabbia infermeria, si curi che la femmina dopo il bagno di vapore non abbia a infreddarsi e la si collochi in ambiente quanto più possibile riparato e uniformemente caldo. Si può anche tentare, oltre all'applicazione dell'olio tiepido, un leggero massaggio della parte per alcuni minuti ma questo procedimento— da effettuarsi solo con soggetti ben domestici — è valido soltanto se l'uovo è sceso abbastanza in basso. Nell'esporre la cloaca della canarina al vapore dell'acqua in ebollizione si faccia attenzione a non provocarle scottature. Qualcuno consiglia di introdurre nell'ovidutto la capocchia d'uno spillo unta d'olio o addirittura di rompere, tramite pressione esterna, l'uovo che stenta a uscire; trattasi di soluzioni sconsiderate che possono procurare gravi lesioni interne. L'applicazione d'una pomata con antibiotico nella regione della cloaca può evitare l'insorgere di fatti infettivi. La difficoltà di deposizione può essere congenita, e in tal caso le fìglie possono ereditare questo difetto dalla madre, ma ciò non costituisce una regola.
In genetica in base alle leggi di Mendel, gli ibridi di prima, seconda e terza generazione vengono indicati con la denominazione di F1, F2, F3 e precisamente: F1= ibrido di prima generazione nato da genitori di specie diversa; F2= ibrido di seconda generazione nato dall'unione di due F1; F3= ibrido di terza generazione nato dall'unione di due F2. La quarta generazione non è considerata più ibrida perchè presenterà o l'aspetto di una delle due specie formanti la coppia di prima generazione, o avrà assunto caratteristiche proprie intermedie e ben differenziate da quelle delle due specie originarie. Spesso in ornicoltura, soprattutto nell'ibridazione del Canarino col Cardinalino del Venezuela, gli ibridi di prima generazione e cioè gli F1, non possono venire reincrociati fra di loro perché uno dei due sessi risulta sterile (la femmina nell'ibridazione Canarino-Cardinalina); in tal caso gli F1 vengono accoppiati con un soggetto appartenente alla specie di uno dei suoi genitori o con uno dei genitori stessi. Questi soggetti e la prole da essi derivante vengono indicati con la denominazione di Rl e R2, e precisamente: Rl = individuo nato dall'unione di un F1 con un esemplare delle due specie dalle quali lo stesso F1 deriva; R2 = individuo nato dall'accoppiamento di un Rl maschio con un Rl femmina; oppure individuo ottenuto reincrociando un Rl di qualsiasi sesso con un esemplare di una delle due specie dalla quale deriva l'Fl che ha generato lo stesso Rl. Bisogna però tener presente che nella pratica è consuetudine di comodo — cui si attengono la massima parte dei testi tecnici — indicare sempre le tré generazioni ibride con i termini F1, F2, F3 anche nei casi in cui la seconda e la terza dovrebbero portare l'indicazione di Rl ed R2.
Familiarizzazione dei Riproduttori Unendo maschio e femmina senza preventivo processo di familiarizzazione, può succedere che essi si gradiscano subito, ma può anche accadere che uno dei due mostri di non tollerare la presenza dell'altro e quindi non sia disposto ad accoppiarsi con esso. I casi sono due: si tratta di avversione momentanea (che può essere dovuta a imperfetta forma amorosa) destinata a cessare dopo alcuni giorni di coabitazione, oppure di incompatibilità di carattere, non rara anche fra gli uccelli, e in questo caso non resta che predisporre di un diverso accoppiamento. Per favorire la familiarizazione dei riproduttori si può agire in vario modo: farli svernare insieme in gabbia (ma in questo modo li si priva dei benefici della voliera); porli qualche tempo prima dell'accoppiamento nella medesima gabbia separati da un divisorio mobile, da togliere quando la femmina, iniziata la preparazione del nido, mostri chiaramente di desiderare il maschio (oppure in due gabbie contigue); porre nella gabbia da cova prima il maschio e dopo un po' di tempo la femmina. Bisogna comunque cercare di evitare che la canarina possa scorgere o sentire un maschio diverso da quello destinatele dall'allevatore. Taluni allevatori trascurano il processo di familiarizzazione immettendo contemporaneamente i due alati nella gabbia da cova. Se accade, specialmente con l'ultimo sistema, che uno dei due coniugi — generalmente la femmina — non gradisca il compagno prescelto dall'allevatore, sorgeranno dei contrasti fra i due canarini, contrasti che può darsi abbiano a cessare dopo breve tempo; se così non è, ma si manifestano in maniera non troppo vivace, si può lasciare unita per qualche giorno la coppia nella speranza che i due finiscano per affiatarsi; se invece l'antipatia esplode in liti violente, i due canarini vanno immediatamente separati, salvo ritentare l'accoppiamento dopo alcuni giorni. Se i litigi si ripetessero, sarà giocoforza predisporre una diversa unione sia per ottenere un accoppiamento che altrimenti non si verificherebbe, sia per non correre il rischio che uno dei due riproduttori uccida l'altro o lo ferisca in malo modo. Le femmine tenute separate dai maschi durante la stagione invernale, che non hanno avuto quindi modo di ascoltare le loro svariate melodie, più facilmente si lasciano conquistare dal canto del primo maschio con cui sono poste a contatto. Ci sono anche allevatori che evitano di accoppiare stabilmente maschio e femmina e ricorrono al sistema di unirli solo per l'effettuazione della copula Chi adotta questo sistema suole generalmente immettere il maschio nella gabbia della canarina verso l'imbrunire; in genere l'accoppiamento avviene quasi subito — ripetendosi spesso una seconda volta nel giro d'urna mezz'ora — ma, anche se singola la monta è sufficiente a fecondare tutte le uova che la canarina deporrà, è prudente lasciare il maschio nella gabbia della femmina per tutta la notte perché all'alba del giorno seguente dopo il risveglio l'accoppiamento verrà ulteriormente ripetuto. Dopo di ciò il maschio che dovesse disturbare in qualche modo la compagna potrà essere definitivamente allontanato lasciando sola la canarina ad attendere agli impegni riproduttivi. Però se passati sei giorni non fosse ancora stato deposto alcun uovo, l'accoppiamento andrà rieffettuato, magari con altro maschio qualora si avesse motivo di dubitare della fertilità del primo. Nel caso di canarine che non vogliono accettare alcun maschio messo nella loro gabbia, tentare il sistema inverso dell'accoppiamento improvviso, o a sorpresa" che dir si voglia, immettendo cioè la femmina nella gabbia del maschio: in tal modo può darsi che la canarina dai gusti difficili, disorientata dal cambiamento di alloggio (ogni volatile tende quasi sempre a spadroneggiare nella gabbia in cui vive nei confronti del nuovo venuto) subisca più facilmente l'iniziativa del maschio lasciandosi fecondare anche se non trattasi di compagno di suo gradimento dopo il coito si ricollocherà la femmima nella sua gabbia da cova. Come detto i litigi tra i due riproduttori possono essere anche causati dal fatto che la femmina non è ancora "pronta" a iniziare la nidificazione; in questo caso, naturalmente, basta attendere ch'essa venga a trovarsi nella perfetta forma amorosa per veder cessare ogni ostilità. Qualche rara volta può capitare che una femmina, specie se alla prima esperienza riproduttiva, inviti il maschio all'unione e subito dopo gli si rivolti contro. In questo caso si tolga il maschio e, per essere sicuri che la fecondazione avvenga, lo si introduca di nuovo la mattina successiva per il tempo necessario al coito; dopo di che si lascerà sola, ad attendere alle fatiche della cova, la femmina che con ogni probabilità sin dalla seconda covata perderà questo difetto. In voliera è più difficile che sorgano contrasti, ma se dovessero verificarsi bisognerebbe provvedere di conseguenza, allontanando i soggetti rissosi nel caso di coabitazione di più coppie e nel caso d'una singola coppia rinchiudendo il maschio in una gabbietta da lasciare all'interno della voliera in attesa che la femmina mostri di desiderare l'accoppiamento; ciò sempreché non si preferisca tentare di assortire sul momento una diversa coppia. Qualche ornicoltore onde utilizzare un maschio per due femmine con una sola gabbia da cova usa ricorrere a un ménage familiare a tré. La gabbia destinata allo scopo dev'essere munita di divisorio: in uno scomparto si mettono le due femmine e nell'altro il maschio. Ogni seomparto dev'essere fornito di nido. Quando una femmina mostra di essere pronta all'accoppiamento, la si pone insieme al maschio e non appena essa da inizio alla deposizione delle uova si sposta il maschio nell'altro scomparto, donde verrà allontanato definitivamente, se necessario, allorché anche la seconda canarina avrà iniziato a deporre. Una variante a questo metodo consiste — dopo aver sempre tenuto il maschio entro uno scomparto e le due femmine nell'altro durante la fase preliminare — nel limitarsi a togliere il divisorio non appena una delle due canarine si dimostra pronta all'accoppiamento. Il maschio si dedicherà ad essa per poi trasferire le sue attenzioni sull'altra allorché la prima si dedica alla cova. I propugnatori del ménage a tré sostengono che il procedimento, specie nella seconda versione, stimola nelle femmine un senso di rivalità che le spinge a essere più solerti nutrici; bisogna però osservare che vi sono canarine poco propense ad accettare altra presenza femminile, e in questi casi possono insorgere contrasti anche violenti, specie allorché le due canarine, entrando in condizione amorosa contemporaneamente, sono portate a disputarsi sia i favori del maschio che lo stesso nido. L'inconveniente può essere però eliminato con una terza variante del sistema, cioè tenendo fin dall'inizio le femmine separate nei due scomparti e lasciando il maschio ora con l'una ora con l'altra; il divisorio potrà essere tolto senza pericolo a nidificazione ultimata in quanto tra le canarine intente all'incubazione e ormai prossime a diventare madri, di norma non sorgono più contrasti.
L'atto e l'effetto del fecondare che portano alla fusione dell'elemento sessuale maschile (spermatozoo) con quello femminile (ovulo), fusione che rende possibile lo sviluppo di un nuovo individuo. Soprattutto nelle razze selezionate del canarino per facilitare il felice esito dell'atto fecondativo, che avviene per semplice contatto, è buona norma provvedere a deplumare bene nei riproduttori la zona circostante la cloaca; il piumino va strappato con delicatezza, non a ciuffì ma a poche piume per volta. Bisogna anche porre attenzione a che i posatoi della gabbia o della voliera siano tutti ben fermati; un posatoio instabile può infatti impedire ai maschi di fecondare la femmina.
Nei canarini, come si verifica del resto per tutti i volatili che normalmente approntano covate di varie uova, il figlio unico è destinato quasi sempre ad essere uno sventurato. Può apparire strano a prima vista che le premure dei genitori concentrate su un solo piccolo anziché su tanti non facciano del solitario un privilegiato, ma in realtà avviene tutto il contrario per i motivi che adesso illustreremo. Per prima cosa bisogna tener presente che la femmina, una volta immagazzinato il cibo nel gozzo, dopo averlo ammollato, lo distribuisce ai piccoli ingerendo l'eventuale rimanenza; se il figlio è uno, solo una piccola parte del cibo verrà utilizzata per l'imbeccata e pertanto la madre, ingerendo la restante notevole quantità, resterà sazia per molto tempo e dato che sono appunto gli stimoli della fame a segnalare alle canarine che è l'ora d'imbeccare, al povero unico genito, che digerisce molto più rapidamente della madre la sua parte di cibo, verranno somministrate poche imbeccate a molta distanza di tempo; come risultato si avrà quasi sempre che il figlio unico è un uccellino gracile e poco sviluppato, assai spesso cagionevole di salute. Altro grave inconveniente di cui può facilmente restare vittima il figlio unico: essere sciancato dal peso della madre non ripartito su tutta una nidiata ma gravante sull'unico nato. Il nidiaceo solitario può essere deformato in siffatto modo da renderne indispensabile la pietosa soppressione. Questo inconveniente si verifica soprattutto allorché il nido non è sufficientemente concavo. Al lume di quanto detto bisogna evitare quindi nel modo più assoluto l'allevamento di un solo piccolo, ma se in qualche caso si fosse costretti a farne l'esperienza, si prenda almeno la precauzione di porre nel nido, ben concavo, un paio di uova finte (o un piccolo ciottolo tondeggiante o delle uova vere non schiuse) che serviranno a proteggere in parte il piccolo dal pericolo di essere storpiato dal peso della madre e che gli consentiranno di puntellarsi nel protendersi per ricevere l'imbeccata. Qualche imbeccata integrativa allo stecco potrà tornare utile; necessaria la somministrazione d'un composto vitaminico o dell'olio di fegato di merluzzo.
In genere gli allevatori fanno portare a termine ai loro canarini tré covate per stagione. Anche se una buona femmina può assolvere alla triplice maternità senza affaticarsi eccessivamente, è consigliabile — specie con le razze meno rustiche — di limitare a due il numero delle covate, ritardando magari un po', come s'è già detto, la data d'inizio della stagione riproduttiva. Per nessuna ragione si deve permettere ai volatili di dare corso a una quarta covata che comprometterebbe sicuramente la salute dei riproduttori e dalla quale si otterrebbero soggetti scadenti, delicati o malaticci. Impedendo per contro a una femmina sana di prolificare si corre il rischio di danneggiarne la salute. Due o tré che siano le covate, devono cessare al più tardi ai primi di agosto o meglio ancora entro luglio (taluno fissa anzi al 21 giugno la data in cui porre termine alle cove); certo si è che l'inizio della muta del piumaggio non deve sorprendere i riproduttori nel pieno della cova o dello svezzamento se si vuole evitare il rischio di perdere la nidiata e di compromettere la salute dei genitori.
L'incubazione delle uova nei canarini si protrae per 13 giorni ed è compito esclusivo della femmina. Per creare un ambiente favorevole alla cova bisogna che il locale d'allevamento sia tranquillo e che le gabbie con i riproduttori siano collocate in penombra. In natura gli uccelli cercano di occultare il nido il più possibile nella penombra protettrice delle fronde e l'istinto li spinge a restare immobili quando sono illuminati dato che nessun effetto mimetico resiste al movimento. Nel canarino domestico l'istinto si è molto affievolito (in maniera più o meno accentuata a seconda delle razze e degli individui) ma se la stanza è troppo luminosa si corre ugualmente il rischio che la femmina resti immobile nel nido trascurando di rivoltare di tanto in tanto le uova, come è necessario che faccia affinchè gli embrioni non muoiano. Anche per le razze più mansuete del canarino bisogna tener conto di questa necessità delle covatrici di trovarsi in penembra: non volendo ombreggiare la stanza, si può coprire il nido esterno con del materiale opaco (fronde, carta, ecc. ) oppure disporre sulla gabbia un panno verde, se il nido è sistemato all'interno. Non si tema che nella penombra del nido la femmina non riesca a rivoltare le uova o a imbeccare i piccoli; la vista degli uccelli è assai più acuta di quella umana. Durante l'incubazione i riproduttori vanno preservati con particolare cura da molestie quali possono essere l'andirivieni di persone estranee, lo sbattere delle porte, rumori intensi forti vibrazioni, ecc. In particolare le vibrazioni violente, anche conseguenti a forti rumori, possono causare la morte degli embrioni. Durante il periodo dell'incubazione è opportuno efettuare dei controlli periodici (possibilmente evitando di disturbare la canarina mentre cova e approfittando per l'ispezione del nido degli intervalli di cui essa sorte spontaneamente allo scopo di accertare che tutto vada bene. Potrebbe accadere che la canarina imbratti le uova con gli escrementi e in tal caso bisogna ripulire il nido altrimenti le deiezioni, seccandosi, incolleranno le uova che non potrannno più venire regolarmente rivoltate o andranno soggette a rottura nel corso dei tentativi fatti dalla chioccia per rimuoverle. Anche la rottura d'un uovo dovuta a una qualsiasi causa accidentale può danneggiare le altre uova incollandole. Se durante una delle ispezioni al nido si nota che il numero delle uova è diminuito e non si trova traccia dell'uovo o delle uova mancanti in nessuna parte del nido o della gabbia, si tenga presente che talvolta le canarine avvertono d'istinto quali sono le uova cattive e le allontanano dal nido o le mangiano. Il buon maschio durante l'incubazione assiste amorosamente la compagna portandole il cibo, rallegrandola con il canto e sostituendola qualche volta sulle uova durante i brevi momenti di moto ch'essa si concede. Alcuni canarini sogliono anche andarsi ad accucciare nel nido presso la femmina restando così tranquilli in tenero contatto. Le canarine durante l'incubazione emettono più o meno spesso un lieve pigolio per richiamo del maschio (se questo è presente), pigolio che ricorda quello emesso all'inizio del ciclo riproduttivo quale sollecitazione all'atto fecondativo. Questo secondo tipo di richiamo della femmina in cova è però solo una richiesta di cibo e di compagnia: i buoni maschi lo interpretano nel modo giusto e danno alla compagna tutta l'assistenza possibile, quelli inidonei alle funzioni di "padre di famiglia" lo scambiano invece per un richiamo sessuale e molestano la canarina in cova con approcci amorosi. In questi casi l'allontanamento del maschio può rendersi necessario anche se così facendo, a incubazione iniziata, si corre il rischio di turbare la femmina sino al punto di distoglierla completamente dai suoi doveri materni, Durante l'incubazione il bagno va consentito regolarmente, non solo perché le abluzioni ristorano le femmine che trascorrono il loro tempo accucciate sulle uova, ma anche per favorire il felice esito dell'incubazione; infatti perché la schiusa avvenga normalmente è necessario un certo grado di umidità. Dandosi il caso di covatrici talmente prese dal loro compito da non lasciarsi tentare dal bagno, conviene, il giorno precedente la schiusa, immergere le uova per brevi istanti in acqua calda a 38" centigradi: ciò è sufficiente ad assicurare il necessario grado di umidità. Le uova vanno quindi riposte nel nido dopo averne tolto l'eccesso di umido e curando che non abbiano a raffreddarsi. Questo sistema è preferibile alla pratica di spruzzare lievemente d'acqua tiepida il materiale d'imbottitura del nido, cui ad ogni modo possono fare ricorso quegli allevatori che hanno timore di rompere le uova nello spostarle. La breve immersione delle uova in acqua calda può effettuarsi oltre che alla vigilia della schiusa, anche nei tre-quattro giorni precedenti e ciò al fine di ammorbidire il guscio onde faciltarne la rottura da parte del pulcino nascente; l'accorgimento può tornare particolarmente utile per le razze a selezione molto spinta, generanti prole meno robusta. Se si possiedono più coppie è opportuno che almeno due o tre inizino l'incubazione contemporaneamente onde l'allevatore abbia la possibilità di affidare a una canarina anche qualche uovo delle altre e lo stesso possa fare con i nidiacei ai quali malauguratamente i genitori cessassero di somministrare il cibo. Questo accorgimento della messa in cova contemporanea di più coppie è specialmente utile nel caso di razze molto selezionate che più facilmente danno luogo a inconvenienti durante il ciclo riproduttivo. L'accorgimento è reso più agevole dall'impiego delle uova finte grazie alle quali, in caso di necessità, si può ritardare di qualche giorno la ricollocazione nel nido delle uova vere
Il 19 marzo giorno di San Giuseppe, è considerato da molti allevatori la data in cui iniziare le cove. In linea di massima questo giorno d'inizio può essere accettato, ma i fattori più o meno imprevedibili che concorrono a determinare il periodo adatto alla riproduzione sono tanti da rendere la cosa non codificabile. Nelle regioni meridionali del nostro Paese è lecito ritenere che l'inizio delle cove possa essere anticipato, mentre nel settentrione anche una data posteriore può risultare prematura. E ciò sempre prescindendo dalle condizioni determinate dagli ambienti in cui i canarini vengono allevati e da particolari stranezze climatiche stagionali cui, a quanto sembra, ci si deve ogni anno maggiormente abituare. Ad ogni modo la temperatura ambiente a partire dall'inizio delle cove non deve scendere sotto i dodici gradi. Vi sono allevatori che iniziano gli accoppiamenti sin dai primi di gennaio il che è decisamente sconsigliabile. E buona norma far iniziare ai canarini il ciclo riproduttivo tra la fine di marzo e i primi di aprile perché sta di fatto che i piccoli allevati nei primi due o tré mesi dell'anno, a causa delle poche ore di luce non vengono nutriti come si conviene e d'altronde l'allungamento delle giornate tramite illuminazione artificiale oltre che costoso e scomodo non è consigliabile. Se la nidificazione viene iniziata troppo presto è più facile incorrere in un improvviso ritorno di freddo — sempre sgradito ai riproduttori — per rimediare al quale è spesso necessario fare ricorso all'insalubre riscaldamento artificiale. L'anticipato inizio delle cove non è reso opportuno nemmeno dal miraggio d'un maggior numero di piccoli perché il numero delle covate stagionali non deve mai essere superiore a due o al massimo tré; consentire l'effettuazione di quattro covate significa sottoporre la canarina a uno sforzo eccessivo che può comprometerne irreparabilmente la salute e senza costrutto in quanto i giovani nati dalla covata in eccesso sono quasi sempre scadenti o malaticci. Alcuni allevatori sono costretti ad anticipare le cove perché non riescono più a "tenere" i propri canarini già in pieno calore riproduttivo; ciò dipende generalmente da ambienti troppo caldi e da alimentazione irrazionale. A vantaggio dell'inizio delle cove in aprile sta anche il fatto che in tal modo si permette una completa maturazione sessuale dei soggetti nati l'anno precedente e pertanto alla loro prima esperienza riproduttiva. con possibilità di ottenere risultati migliori e con minore rischio di deperimento dei riproduttori. Infine, un inizio giustamente ritardato della riproduzione fa ottenere canarini più robbusti in quanto fruenti di giornate più lunghe che consentono ai genitori di fornire ai nidiacei un maggior numero di imbeccate nell'arco della giornata. Per concludere, mentre sono molti i fattori che sconsigliano l'anticipato inizio delle cove (oltre ai già menzionati ricordiamo che la possibilità di ottenere facilmente uova chiare e di covate interrotte a mezzo), solo vantaggi ci si può attendere da un inizio giustamente ritardato. Perchè avvenga l'accoppiamento è necessario il raggiungimento della cosidetta forma riproduttiva.
Dalla riproduzione dei propri canarini l'ornicoltore trae le maggiori soddisfazioni, alle quali, come sempre accade nella vita, facilmente si accompagnano fatiche e delusioni. Il novello canaricoltore deve stare molto attento a ben proporzionare il numero delle coppie da mettere in riproduzione alla propria disponibilità di tempo e di spazio per evitare d'incorrere in dispiaceri e delusioni. Soprattutto nell'allevamento delle razze pregiate, tranne casi particolari la qualità non è legata alla quantità; eccellenti soggetti si possono ottenere anche dall'accopiamento sapiente di poche coppie di pregio. Si ritiene in genere che il maschio prevalga nel trasmettere alla prole l'attitudine al canto e il colore, mentre la femmina trasmette la taglia e la sagoma non è il caso di fare soverchio affidamento su tale opinione in ogni caso non si pensi ottenere risultati se entrambi i riproduttori non hanno buone caratteristiche (in particolare in quanto concerne il canto che pure è retaggio esclusivamente maschile, è importante che la femmina discenda da buon ceppo di cantori) Durante il periodo riproduttivo i canarini vanno disturbati meno possibile, compatibilmente con le necessità di manutenzione. Si eviti soprattutto l'entrata nella stanza dell'allevamento di persone sconosciute. L'allevatore si muova senza compiere movimernti bruschi; eviti anche di avvicinarsi alle femmine in cova in punta di piedi, sia perché queste potrebbero sentirlo lo stesso e innervosirsi del movimento insolito, sia perché una improvvisa apparizione dell'allevatore, non preannunciata dai consueti rumori, potrebbe spaventare la femmina tanto da farla schizzare bruscamente fuori dal nido, col rischio di trascinarsi appresso uova o nidiacei. Aggiungiamo che con canarini ben domestici, perfettamente affiatati con l'allevatore o addirittura addomesticati, tali raccomandazioni sono superflue. La regola generale comunque è questa: meno traffico possibile in prossimità delle gabbie ospitanti delle covatrici. La riproduzione dei canarini può avvenire sia in voliera che in gabbie separate. Il primo sistema, adatto all'allevamento commerciale che punti alla quantità o a un allevatore che non persegua altro scopo oltre quello di assistere alla nidificazione dei suoi canarini, non può essere adottato da chi si prefigge fini selettivi. Per ottenere soggetti di gran pregio non si può consentire che gli accoppiamenti avvengano a capriccio degli uccellini. Senza conoscere la genealogia dei soggetti prodotti è impossibile d'altro canto un loro razionale impiego nella riproduzione selezionata. Unico modo quindi di produrre volatili di valore, anche dal punto di vista riproduttivo, è il ricorso a gabbie da cova per coppie singole. Nei Locali d'allevamento la luce non dev'essere ne eccessiva ne troppo scarsa e anche la temperatura deve mantenersi su livelli medi (18°-28" all'incirca e non scendere in ogni caso al di sotto dei 14" centigradi. Importante è pure il tasso di umidità da mantenere entro i limiti del 60-80% (da controllare con l'igrometro ). Durante i temporali notturni le finestre dei locali d'allevamento devono restare accuraratamente chiuse onde eliminare o ridurre quanto più possibile il disturbo che lampi e tuoni possono arrecare alle covatrici. L''Inizio della riproduzione non va mai soverchiamente anticipato perché nei primi mesi dell'anno le giornate sono ancora troppo corte e gli uccelli impegnati nell'imbeccaggio dei piccoli usufruirebbero di un insufficiente numero di ore di luce (che del resto non conviene aumentare con l'illuminazione artificiale). Se l'impiego della luce artificiale per l'allungamento delle giornate non è consigliabile è invece buona precauzione lasciare accesa durante la notte nella stanza d'allevamento una lampadina debolissima (sul tipo di quelle votive), magari di colorazione verde, che serva appena a rompere le tenebre. L'accorgimento, sempre conveniente, è particolarmente utile nel periodo riproduttivo: se qualche canarina dovesse uscire dal nido durante la notte perché spaventata da alcunchè di insolito (un rumore improvviso, una vibrazione, lampi e tuoni, ecc.), grazie al filo di luce emesso dal lumino da notte potrà ritrovare la via del rientro al nido, il che è importantissimo nel periodo d'incubazione delle uova e nei primi giorni di vita dei piccoli, allorché una sospensione del calore materno a uova o nidiacei può avere conseguenze letali. E' norma costante del buon allevatore di non consentire alla canarina di portare a termine più di due o al massimo tre covate nel corso d'una stagione. E se si utilizza un maschio per la fecondazione di più femmine, non lo si deve sfruttare oltre il limite di due o tre accoppiamenti. Particolarmente necessari nel periodo riproduttivo sono gli integrativi minerali. Il guscio d'uovo e il grit non vanno somministrati nel periodo compreso tra la nascita e lo svezzamento dei nuovi nati. Si eviti l'impiego del pastoncino col latte. Le femmine che hanno svernato in locali riscaldati raggiungono più presto delle altre la forma amorosa, il che non è un vantaggio, perché non di rado accade che la precocità e l'eccesso di calore sfocino in uno scondizionamento delle canarine che finiscono per non nidificare più per tutto l'anno. E una ragione di più per sconsigliare il mantenimento di questi volatili entro locali riscaldati. I giovani nati, una volta svezzati, vanno messi in grandi contenitori in cui possano irrobustirsi praticando l'esercizio del volo.I canarini nascono pressoché nudi (sul capo e sulla parte superiore del corpo è presente solo un po' di evanescente piumino bianco) e per il primo giorno di vita non hanno bisogno di cibo dovendo ultimare la digestione del tuorlo vitellino. Si da però il caso di femmine che li imbeccano sin dal primo giorno — talvolta a ciò spinte dall'insistenza del maschio nel vettovagliarle— con cibo particolarmente fluido, il che non sempre è un bene in quanto può causare indigestioni letali. I piccoli appena nati sono anche ciechi o per meglio dire hanno le palpebre sigillate; queste cominciano a schiudersi centralmente con una piccolissima fessura che va gradatamente allargandosi dopo il quarto-quinto giorno di vita, ma solo verso il decimo giorno gli occhi cominciano a percepire chiaramente le immagini. I nidiacei implumi si dispongono nel nido facendo convergere i colli — che spesso s'intrecciano fra loro — al centro, posizione istintiva che serve a favorire l'evacuazione sul bordo del nido e a mantenere ravvicinate le teste quando vengono protese a beccuccio spalancato per ricevere l'imbeccata. Una volta impiumati, i piccoli non tengono più questa disposizione ma si sistemano come meglio credono, conservando però l'abitudine di defecare protendendo il corpo all'indietro oltre il bordo del nido così da non insudiciarne la parte centrale in cui giacciono. Con la loro nascita le preoccupazioni dell'allevatore non sono finite, si può dire anzi che incominciano da questo momento. I primi giorni di vita dei nidiacei sono i più pericolosi, quelli in cui più facilmente le implumi creature possono soccombere per le cause più impensate. Soprattutto intorno al quarto o quinto giorno di vita si può verificare il decesso senza causa apparente di qualche piccolo o dell'intera nidiata. Il fatto è da imputarsi il più delle volte a indigestione susseguente a errata o prematura alimentazione o anche all'inidonea strutturazione dei nidi che non lasciando circolare l'aria, sono causa di soffocamento. Ad ogni modo il novizio non si preoccupi soverchiamente: seguendo con attenzione le norme fondametali non sarà impresa diffìcile orttenere il sano sviluppo della pigolante nidiata. Ricordiamo per prima cosa durante i primi quindici giorni di vita dei nidiacei non bisogna consentire ai riproduttori effettuare il bagno, mentre i giovani nati lo potranno fare solo a completa emancipazione raggiunta. Soprattutto durante i primi giorni dopo la schiusa è bene evitare di recare disturbo ai canarini. Ciò non significa naturalmente che l'allevatore debba disinteressarsi di quanto avviene nei nidi, anzi è necessario che effettui — con discrezione almeno un paio di ispezioni giornaliere per controllare che tutto proceda per il meglio Può capitare a volte, per fortuna assai raramente, che dei piccoli appena nati finiscano in posizione pericolosa per colpa dei fratelli troppo numerosi o per altre cause; ad esempio possono restare incollati all'imbottitura del nido, magari capovolti, da una massa di escrementi o dalla sostanza uscito da un uovo non gallato rottosi all'improvviso. Le ispezioni quotidiane dell'allevatore in questo caso possono rimediare all'incidente, altrimenti funesto. I piccoli eventualmente morti (che non sempre le canarine provvedono a gettare fuori dal nido ) vanno subito tolti. Se un pulcino cade fuori dal nido, lo si raccolga e se da ancora segni di vita lo si riscaldi col fiato, sino a che non sia più freddo al contatto con la mano, prima di riporlo sotto la madre. La ripulitura del nido va fatta non appena si renda necessaria, senza dare credito al sistema seguito da taluni allevatori che si astengono dal ripulire i nidi durante il periodo di permanenza dei piccoli nel timore che la canarina possa abbandonarli. Questo è un grosso errore dal punto di vista igienico, tanto che il rischio che l'abbandono possa realmente verificarsi è irrilevante specie se l'allevatore ha curato che fra lui e le sue bestiole ci sia il minimo di confidenza necessario per ogni felice esperienza d'allevamento.Nei primi giorni di vita dei picoli la canarina che s'incarica di ripulire il nido dalle deiezioni dei giovani nati; dapprima le mangia (il che si ritiene risponda oltre che ad esigenze di pulizia anche ad altri motivi quali potrebbero essere l'utilizzazione di residui nutritivi ancora presenti negli escrementi dei nidiacei o la regolazione degli stimoli famelici), poi si limita a prenderle col becco e portarle fuori dal nido, per finire col disinteressarsi completamente della pulizia del nido quando i piccoli cominciano a cercare di evacuare oltre il bordo della conca natia. Si effettui la prima pulizia del nido verso il sesto giorno, in concomitanza con l'inanellamento dei piccoli; non sarà male curare che il materiale fresco con cui si imbottisce il nido sia della stessa qualità di quello rimosso, disponendolo per quanto possibile allo stesso modo. In seguito le pulizie dovranno essere effettuate non appena si rendano necessarie. Talvolta le canarine sono portate a becchettare gli escrementi essiccati, comportamento forse determinato dall'istintivo bisogno di somministrare ai giovani delle muffe atte a modificare la flora intestinale agevolandone così lo sviluppo. Finché i nidiacei restano implumi, la canarina si premura di mantenerli caldi con il proprio corpo, notte e giorno, limitandosi ad abbandonare il nido per il breve tempo necessario alle funzioni fisiologiche e all'approvvigionamento di cibo (nelle ore più calde della stagione estiva i piccoli, per meglio respirare, fanno uscire le testine da sotto il corpo materno), ma allorché sono impiumati (in genere verso il dodicesimo giorno di vita quando cominciano a spuntare le penne primarie) si limita a coprirli nelle ore notturne. Per quanto riguarda la dieta alimentare dei riproduttori durante la fase d'imbeccaggio dei nidiacei, molteplici e spesso contrastanti sono le opinioni. Uno dei sistemi più consigliabili è di somministrare oltre alla consueta miscela di semi, un buon pastoncino all'uovo che è l'alimentazione base, specie nei primi giorni di vita, aggingendo mela fresca a volontà, verdure (specialmente cicoria selvatica, lattuga in piccole dosi escarola) e a giorni alterni una punta di coltello di semi di papavero. Quando la stagione lo consente, non mancare mai di dare piselli freschi (scegliere quelli teneri e dolci) e delle fettine di cetriolo fresco (particolarmente gradita la parte interna succosa e ricca di semi). Tutte le canarine ricorrono al pastoncino all'uovo in egual misura e sin dal primo giorno. L'alimentazione dei nidiacei anche durante i primi giorni di vita non esclude in genere i semi, è opportuno cominciare a somministrare il pastoncino solo dal secondo giorno di vita. Vi sono canarine che iniziano a imbeccare la prole col pastoncino solo dopo due o tre giorni dalla nascita. Dal terzo giorno dopo la schiusa è consigliabile cominciare a controllare con discrezione che la femmina alimenti convenientemente la prole: le canarine che consumano pochissimo pastoncino o che non lo appetiscono affatto vanno considerate cattive nutrici e in genere la loro nidiata non giunge a felice svezzamento. Si può cercare di orientare l'attenzione di queste femmine sul pastoncino riducendo o eliminando per alcune ore al giorno la miscela di semi, ma se l'espediente non da i risultati sperati (se la canarina cioè non si rassegna a nutrire i piccoli anche col pastone), si cerchi di fornire alla cattiva nutrice un'alimentazione molto variata (biscotto all'uovo, frutta, verdure, ecc.) e si provveda fino alle soglie dello svezzamento alla cottura dei grani onde renderli più digeribili; si tratta di bollire la normale miscela di semi per una dozzina di minuti in acqua cui sia stato aggiunto un pizzico di bicarbonato, facendola quindi asciugare prima della somministrazione. Molto controversi sono i pareri per quanto concerne la somministrazione della verdura fresca ai nidiacei: chi, errando, la considera pericolosa e chi no; se perfettamente pulita e asciutta la si può somministrare regolarmente sin dal primo giorno di vita. L'impiego della mela, del succo di mela (nella preparazione del pastoncino all'uovo) e del cetriolo fresco è particolarmente utile per prevenire indigestioni dei nidiacei, più facili a insorgere nelle razze a selezione spinta. L'utilità dell'impiego di frutta e verdure fresche nell'alimentazione non solo dei volatili adulti ma anche dei nidiacei è ormai inconfutabilmente dimostrata, e si tratta d'un impiego indispensabile nel caso non si utilizzi il pastoncino all'uovo di preparazione casalinga ma si faccia ricorso ad uno degli appositi pastoncini granulati del commercio. La parte acquosa dei vegetali freschi, lungi dal provocare —come si riteneva un tempo e come alcuni continuano a credere— diarree nei nidiacei, viene assimilata apportando all'organismo degli animaletti preziose vitamine e sali minerali, mentre le parti di cellulosa unendosi alle altre scorie intestinali favoriscono il buon funzionamento dell'apparato digerente. Abbiamo visto come non si debbano somministrare durante lo svezzamento i gusci d'uovo e il grit, i cui frammenti potrebbero ferire le tenere mucose dei nidiacei, mentre sono invece indispensabili gli altri integrativi minerali come l'osso di seppia, i sali minerali, nonché la terra naturale e il benefico carbone dolce, efficacissimo disinfettante intestinale, che torna di particolare utilità ai nidiacei in fase di sviluppo. Passiamo a considerare le principali fra le tante cause che possono compromettere il felice svezzamento della nidiata. Può accadere che anche dopo la schiusa, la femmina contini a restare accovacciata sul nido trascurando di abbandonare per i pochi minuti necessari per rifornirsi del cibo per la razione dei piccoli. Questi fruiranno pertanto di imbeccaggio scarso o non ne usufruiranno affatto. Le cause sono da ricercarsi in condizioni ambientali o climatiche sfavorevoli, in un'mentazione inadatta o nel fatto che la canarina è cattiva nutrice. L'esperienza insegna che difficilmente si riesce a convincere la bestiola a imbccare con regolarità pur fornendole cibi particolarmente allettanti mentre del tutto inutile è costringerla a uscire di continuo dal nido come sogliono in genere fare gli allevatori inesperti, esasperati dal timore di vedere morire di fame i piccoli nati. Chi vuole attenersi al miglior partito deve in tal caso ripartire i piccoli in altri nidi contenenti pulcini della stessa età; è questo uno dei motivi che suggeriscono di iniziare contemporaneamente più covate. Le canarine, allo stesso modo che non distinguono le uova finte da quelle vere e non ne avvertono la variazione di numero sono assolutamente incapaci di distinguere i propri figli da altri nidiacei che abbiano la stessa età, anche se sono completamente impiumati e in grado di abbandonare il nido. Così facendo, vi sarà incertezza sulla identità di qualche piccolo (l'obiezione è valida anche per lo spostamento di uova da un nido all'altro), ma tutto considerato questo è sempre il sistema più vantaggioso. Chi volesse tenere in evidenza gli uccellini trasferiti fino a quando non vengono anellati oppure, in mancanza di anellamento, sino al momento in cui acquistano ben determinate caratteristiche distintive, o possono venir svezzati e separati potrebbe tagliare (con le forbici e molta cautela) un po' di lanugine o di piumette dal capo di questi nidiacei, o spuntare un unghietta, quanto basta insomma per imporre ad essi un segno di riconoscimento. Queste precauzioni si rendono necessarie solo se, trattandosi di allevamento selettivo, si è nella necessità di riconoscere il pedigree dei propri soggetti onde poterli a suo tempo convenientemente utilizzare 'quali riproduttori. Nel ripartire i piccoli fra vari nidi si tenga presente che il numero ideale è di tre o quattro pulcini per nidiata (e ricordarsi della necessità di evitare l'allevamento d'un piccolo isolato, per i motivi illustrati alla voce relativa al "figlio unico". Se ci si trova invece nell'impossibilità di affidare i nidiacei non curati dalla loro madre ad altra nutrice, non resta che tentare di superare i primi giorni, nella speranza che la femmina si riprenda e inizi a imbeccare come si conviene; durante questo periodo si può integrare il poco cibo fornito dalla madre con qualche imbeccata allo stecco. Taluno consiglia semplicisticamente di porre nella gabbia mezza patata lessa nella speranza che questo insolito cibo inciti la madre all'imbeccata; in realtà se la femmina persiste nel suo atteggiamento negativo, bisogna rassegnarsi alla perdita della nidiata oppure tentare l'allevamento allo stecco. Alle canarine che hanno fallito come nutrici nella prima covata si conceda una prova di appello; se deluderanno ancora in condizioni di alimentazione, alloggi e ambienti razionali, sarà confermato trattarsi di cattive nutrici, da scartare senz'altro. Ricordare in proposito che una cattiva nutrice trasmette spesso questa qualità negativa alla progenie del suo medesimo sesso. La cessazione dell'imbeccaggio può avvenire anche, seppur di raro, quando i piccoli sono già completamente impiumati e quasi pronti a uscire dal nido, se pur non l'hanno già abbandonato, ma non ancora in grado di alimentarsi da soli. Ci si trova così di fronte a una situazione veramente incresciosa, perché ben difficilmente si riesce a convincere i piccoli abbandonati, in cui ormai è insorta l'istintiva paura dell'uomo, ad aprire il becco per ricevere l'imbeccata allo stecco. Non resta che affidarli ad altra canarina buona nutrice con figli della stessa età, a meno che non si voglia, o si debba, tentare l'imbeccata allo stecco forzata, operazione rischiosa che esige spiccate doti di abilità e di pazienza. Nell'allevamento in colonia può accadere talvolta che i nidiace abbandonati dai genitori o rimasti privi di questi accidentalmente, con i loro insistenti pigolii attraggano l'attenzione di altre canarine con prole, inducendole a estendere anche ad essi l'imbeccata. Ma trattasi di evenienza sulla quale l'ornicoltore non deve fare gran conto. Va da sé che ove ciò non si verificasse, la nidiata andrebbe ripartita in altri nidi o tolta dall'aviario per tentare l'imbeccata artificiale, comportandosi cioè come per l'allevamento in gabbie separate. Specie con le razze molto selezionate può accadere che l'allevatore abbia la sgradita sorpresa di constatare che uno dei genitori ha rosicchiato la punta del becco ai piccoli e magari ridotto a moncherini le minuscole alucce ancora implumi. Le cause di questo comportamento sono quasi sempre da ricercarsi in carenze minerali e vitaminiche. Premesso che alle prestazioni di questi genitori è meglio rinunciare, si può tentare di rimediare all'inconveniente con una cura a base di preparati vitaminici specifici integrante un'alimentazione particolarmente curata. I genitori, dopo aver mutilato i figli continuano generalmente a imbeccarli in maniera regolare; se il beccuccio dei nidiacei non è stato troppo rovinato si può lasciare che lo svezzamento proceda regolarmente affidandoli ad altra femmina o, se ciò non fosse possibile, lasciandoli alla loro madre nella speranza che il comportamento anormale di questa abbia a cessare è invece opportuno allontanare subito il maschio, a meno che non si sia certi che colpevole è soltanto la madre. Se le mutilazioni, specie quelle delle ali, sono tali da compromettere definitivamente la possibilità di vita regolare degli uccellini, carità impone che vengano soppressi. Altro inconveniente possibile provocato da genitori maldestri durante l'imbeccaggio possono essere causate delle lesioni alle mucose della cavità orale dei nidiacei (palato, gozzo) rivelate in genere dalla presenza d'una goccia di sangue nel becco. Queste lesioni hanno esito letale. Cause di mortalità tra i nidiacei possono essere costituite infine da bruschi abbassamenti di temperatura, da elevata umidità o eccessivo calore (come avviene nei nidi esposti al sole) nonchè da malattie infettive. Altri pericoli possono minacciare i giovani nati nei primi giorni, ad esempio una caduta dal nido provocata dalla madre che esce con furia insolita, oppure la sopraffazione di un nidiaceo male sviluppato ad opera di fratelli che gli impediscono di usufruire delle imbeccate. Nel caso bisogna accertare se il comportamento nervoso della madre non dipenda da cause eliminabili prontamente, quali: eccessiva luminosità del locale, presenza di parassiti; escluse queste cause, può trattarsi di un soggetto particolarmente nervoso, allora si cerchi di ridurre il pericolo di cadute dei piccoli dal nido accentuando la concavità dello stesso e si somministri alla canarina qualche blando calmante (lattuga, un po' di camomilla nell'acqua da bere, ecc.). Sul come comportarsi nei confronti dei piccoli caduti dal nido, s'è già detto. Nel caso d'un nidiaceo sopraffatto dai fratelli a causa della minor taglia o di debolezza costituzionale, sarebbe opportuno trasferirlo in altro nido che contenga piccoli della sua stessa corporatura (che probabilmente avranno un'età leggermente inferiore dato che la taglia ridotta è normale conseguenza d'una insufficiente alimentazione). Se non si adotta tale soluzione, col passare dei giorni la differenza di taglia rispetto ai fratelli è destinata ad aumentare talvolta sino a risultare fatale per il piccolo sottosviluppato; non avendo la possibilità di sistemarlo in altro nido, si può tentare di far ricorso all'allevamento artificiale, magari con delle imbeccate integrative di quelle materne. Altri problemi imprevisti e imprevedibili si possono sempre presentare all'allevatore, che dovrà fronteggiarli con l'ausilio della propria esperienza o della propria sensibilità.
I soggetti scelti per la riproduzione devono essere in ottima salute; per poco che presentino anche lievissimi segni di non perfette condizioni fisiche, vanno assolutamente esentati dalla fatica del ciclo riproduttivo sino a quando non siano tornati in piena forma, altrimenti si corre il rischio di comprometterne definitivamente le capacità generative. In linea di massima è buona norma non utilizzare per tutta la stagione quale riproduttore un soggetto che all'inizio dell'anno non sia in buone condizioni fisiche; anche se in seguito si rimette completamente; il rimandarne l'utilizzazione nelle cove della stagione successiva è saggio accorgimento prudenziale. Soprattutto nella scelta della femmina su cui ricade in gran parte, se non interamente, l'onere riproduttivo si deve porre la massima attenzione: una buona riproduttrice oltre che sana e vivace non dev'essere ne magra ne troppo grassa, pur presentando un giusto accumulo di adipe nella regione addominale. Il temperamento della bestiola deve esprimere domesticità e mansuetudine. La canarina pronta alla cova presenta il ventre depiumato ben gonfio e di color giallino, Femmine con l'addome scarno non presentante colorazione gialla, indice d'un giusto accumulo di grasso, bensì rossastra con visione in trasparenza del bluastro delle interiora, non vanno prese in considerazione quali fattrici perché difficilmente si avrebbe da esse deposizione di uova o comunque un felice completamento del ciclo riproduttivo, giacché di regola non imbeccano la prole. 'Canarine dall'addome rosato anziché giallo possono risultare buone riproduttrici, purché abbiano il petto carnoso. Quanto al maschio, esso deve cantare a tutto spiano. I due riproduttori che si gradiscono a vicenda, se posti nella stessa gabbia, appena incominciano a entrare nel clima amoroso non tardano a scambiarsi effusioni fatte di cinguettii di richiamo e di affettuosi contatti di becco, cui di solito segue la profferta d'un po' di cibo da parte del maschio accolta dalla femmina con l'accompagnamento di tremule vibrazioni alari. Se invece maschio e femmina non si gradiscono, sorgono le complicazioni per l'allevatore. E buona norma osservare le deiezioni dei soggetti destinati alla riproduzione: quelle dei canarini in perfetta salute sono piccole, di colorazione normale nerastra o giallino-scura o grigio-verdastra, con una punta bianca, mentre escrementi di consistenza acquosa, voluminosi e di tinta giallino-chiara sono indice di disturbi digestivi particolarmente pregiudizievoli per le femmine che di norma in tali condizioni non adempiono in maniera soddisfacente alla deposizione e all'incubazione delle uova. Per quanto concerne l'età, sebbene i canarini siano in grado di riprodursi già ai 9-10 mesi e anche prima in alcune razze è consigliabile accoppiare soggetti che abbiano raggiunto almeno l'anno di vita. Considerando che un canarino in gabbia vive in media sulle 10 primavere, di regola le capacità riproduttive della femmina si arrestano verso i cinque anni e quelle del maschio sugli otto; si tratta comunque di una regola dalle infinite eccezioni. La spossatezza sessuale può infatti variare notevolmente da individuo a individuo, influenzata com'è da moltissimi fattori, fra cui sono anche i sistemi e la razionalità dell'allevamento. Chi comincia a dedicarsi all'allevamento delle razze scrinicele di maggior pregio, tende in genere ad acquistare soggetti che hanno ottenuto alti punteggi alle mostre ornitologiche e che per conseguenza vengono ceduti a prezzi elevati. E un sistema costoso che spesso non da i risultati sperati perché sovente da soggetti eccezionali non si ottiene prole di molto pregio. Il sistema migliore è di acquistare soggetti che, pur presentando delle ottime caratteristiche, abbiano qualche manchevolezza non pregiudizievole ai fini della riproduzione — che li rende inadatti a partecipare alle mostre. Non bisogna dimenticare che le caratteristiche dei due canarini destinati all'accoppiamento devono legare fra di loro. In linea di massima non bisogna mai:unire due soggetti che presentano lo stesso difetto, per quanto lieve sia, perché lo si troverebbe esaltato nella discendenza. Chi non può disporre di soggetti senza mende deve sforzarsi di compensare i difetti dell'uno con i pregi dell'altra e viceversa. Nella riproduzione di canarini ciuffati si unisca sempre un soggetto con ciuffo a uno senza ciuffo e mai due Ciuffati fra di loro. Per quanto attiene alla struttura del piumaggio, è normativo accoppiare un soggetto Intenso a uno Brinato scegliendo sempre, quando possibile, la femmina Brinata e il maschio Intenso. Evitare anche gli accoppiamenti strettamente consanguinei.
L'incubazione delle uova di canarina dura tredici giorni, al termine dei quali dovrebbero schiudere. Dovrebbero, perché può accadere che la nascita dei piccoli avvenga con un po' di ritardo. Una schiusa ritardata può dipendere dalla temperatura ambientale troppo bassa o dalla ridotta costanza con cui la femmina cova (alcune covatrici, specie se prive dell'imbeccata del maschio, abbandonano di frequente il nido per soddisfare il bisogno di cibo e di acqua). La nascita dei piccoli si può verificare anche al 14° o 15° giorno di cova; prima di considerare fallita la covata e di eliminare le uova che non schiudono, è meglio comunque attendere ancora due o tre giorni. Prima di gettarle via è bene mettere le uova (quelle chiare, se non sono state eliminate con la speratura, si distinguono bene perché traslucide e più leggere) nell'acqua calda: se contengono dei piccoli vivi si noteranno lievi caratteristici movimenti causati appunto dagli spostamenti del nascituro dentro il guscio. In tal caso, ovviamente, le uova vanno rimesse nel nido. Non ci si può basare sul comportamento della canarina per giudicare se una covata è buona o meno, in quanto le femmine possono continuare a covare imperterrite anche se le uova sono chiare o contengono embrioni morti. Prima di gettare via le uova non schiuse bisogna accertare (qualora non sia stata fatta la speratura) se all'interno vi è un embrione morto o se si trratta di uova chiare (in questo secondo caso la rottura consentirà accertare se sono state gallate o meno) onde essere ragguagliati sulla causa della mancata schiusa e poterne tenere conto per il futuro impiego dei riproduttori. II momento della schiusa, che può aver luogo in qualsiasi ora del giorno o della notte, dipende dal momento dell'inizio dell'incubazione, dalle condizioni ambientali e dalla maggiore o minore costanza con cui la canarina si è applicata all'incubazione. Il nascituro è provvisto d'una protuberanza (che poi scompare) all'estremità del becco, e con questa incrina circolarmente il guscio sezionandolo in due metà (la madre in genere non aiuta in questa operazione il nascituro); quindi rimane alcune ore in riposo per ricuperare le energie e abituarsi alla respirazione atmosferica, dopo di che muovendo il collo solleva la parte superiore del guscio e infine, con opportuni movimenti e puntando le zampine, si libera anche dell'altro mezzo guscio. Capita a volte che un piccolo stenti molto a liberarsi da un mezzo guscio, ma l'allevatore non deve cercare di aiutarlo perché potrebbe danneggiare il cordone ombelicale che ancora trattiene il nidiotto alla membrana testacea del guscio e causare un'emorragia sempre fatale. Prima o poi il piccolo riesce a liberarsi del natio involucro e sarà eventualmente la madre a recidere il cordone ombelicale una voltaessiccato. Al momento della nascita, il rado piumino presente sul corpo del pulcino è incollato dall'umidità dell'interno dell'uovo ma ben presto si asciuga acqistando vaporosa consistenza talvolta il nascituro di debole costituzione, dopo aver cominciato a rompere il guscio, può non aver più la forza di proseguire nella faticosa operazione e perisce; anche se l'allevatore dovesse accorgersene in tempo, è inutile che intervenga perché non è mai accaduto che un nidiaceo di canarino sortito dal guscio con l'aiuto dell'uomo sia poi sopravvissuto. Le uova, anche se gallate, possono però non schiudere per la perdita della facoltà generativa o per la morte dell'embrione. La perdita della facoltà generativa può imputarsi a cattiva conservazione delle uova durante il periodo di sostituzione con le uova finte (non essere state, fra l'altro, opportunamente rigirate ogni giorno nella scatola ove stavano in deposito), a un'incrinatura del guscio, oppure al fatto d'essere state poste sotto la chioccia a troppi giorni di distanza dal momento della deposizione. La morte dell'embrione può essere causata da: alimentazione povera, inadatta, con conseguente scarsa vitalità dell'embrione; accoppiamento fra canarini a piumaggio Intenso; temperatura inadatta per caldo o freddo eccessivi o per bruschi sbalzi; mancanza d'un sufficiente tasso d'umidità; scosse violente impresse alla gabbia; forti rumori (tuoni, rombo di aeroplani supersonici, ecc.); nido malfatto che permette un'eccessiva dispersione del calore o, se costruito con materiali inadatti, che non lascia circolare l'aria; infezioni ereditarie; cattiva incubazione da parte della canarina. Può essere inoltre determinata da inesperienza (per soggetti troppo giovani alla loro prima cova), dalla presenza di parassiti (che tormentando la canarina la spingono a uscire troppo spesso dal nido) oppure, assai di rado, da incapacità della femmina (e in tal caso non esiste rimedio di sorta che consenta di ricuperare la bestiola alla riproduzione), dal mancato rivoltamento delle uova, perché affondate nell'imbottitura del nido o a causa dell'inettitudine della chioccia, e infine da accoppiamenti fra due soggetti Bianchi o due Ciuffati, o tra riproduttori con altri caratteri dominanti o a selezione consanguinea troppo spinta, da mancata schiusa per carenza d'umidità o dalla presenza di due embrioni entro un medesimo guscio.
In natura è facile che la canarina inizi l'incubazione a deposizione pressoché ultimata, ma in cattività — forse per carenze d'istinto, forse perché meno impegnata nella ricerca del cibo, o per desiderio di occultare subito le uova allo sguardo umano — essa da inizio alla cova dopo la deposizione del secondo o terzo uovo, il che rende opportune se non proprio indispensabile togliere le uova a mano a mano che vengono deposte, sostituendole con uova finte. La sostituzione delle uova dev'essere regolare e tempestiva se un giorno si ritarda e si dimentica di togliere l'uovo dal nido per rimpiazzarlo con uno finto, è pericoloso farlo a troppe ore di distanza o addirittura il giorno successivo, perchè può darsi che la canarina ne abbia incominciato l'incubazione in tal caso l'embrione nella primissima fase di formazione potrebbe morire. È opportuno in tal caso interrompere la sostituzione delle uova e rimettere nel nido quelle già tolte. Le uova finte di plastica, si trovano in vendita nelle uccellerie. Non si utilizzino vecchie uova non schiuse al posto di quelle finte; potrebbero rompersi insudiciando il nido e col passare del tempo diventano troppo leggere per assolvere la funzione di endice (l'uovo finto si chiama anche endice, nidiandolo e guardanido). E' stato provato che le uova possono conservare il gene vitale anche per due settimane (l'allevatore prudente però le ricollocherà sotto la canarina al più presto, perché è altresì accertato che più passano i giorni più diminuiscono le percentuali di schiusa) a patto che siano conservate in ambiente adatto, leggermente umido (altrimenti perdono una parte dell'umidità interna) e rivoltate una o meglio ancora due volte al giorno, per evitare che il tuorlo finisca per appiccicarsi al guscio rendendo così impossibile lo sviluppo dell'embrione. Le uova vanno conservate in una scatoletta foderata di bambagia da sistemarsi in posto sicuro non soleggiato. Non è consigliabile seguire il sistema adottato da alcuni allevatori, di conservare le uova in un recipiente pieno di semi, perché può capitare che il guscio venga forato da qualche grano appuntito, come ad esempio quelli di scagliola, o che dei semi grassi, come il ravizzone, trasudino dell'olio che in certi casi può conferire impermeabilità al guscio rendendo così impossibile la formazione dell'embrione. Perché le uova si conservino bene, è necessario che il grado di umidità dell'aria circostante non sia inferiore al 60%. Se la scatola in cui vengono conservate è aperta, basta accertarsi, consultando l'igrometro, che l'umidità del locale risponda a questa esigenza; se invece si preferisce conservarle in un contenitore chiuso, per evitare che all'interno di questo il grado di umidità possa scendere oltre il limite ottimale, sarà bene inumidire leggermente l'ovatta che ne ricopre il fondo, in un punto che non vada a contatto con le uova. Le uova vere vanno rimesse nel nido tutte insieme, sostituendole a quelle fìnte, quando la femmina clepone l'uovo dalla colorazione azzurrina. Con questo sistema si otterrà una schiusa contemporanea di tutte le uova e i piccoli, tutti della stessa età, avranno uno sviluppo uniforme. Si può ottenere una buona nidiata anche senza procedere alla sostituzione delle uova ma facilmente, in tal caso, si verifica che i pulcini nati per primi, più grossi e quindi più forti dei fratellini nati dopo, li sopraffanno nell'accogliere l'imbeccata dei genitori, specie se questi (come spesso accade soprattutto con le razze meno rustiche) imbeccano le fameliche gole che maggiormente si protendono senza curarsi dei nidiacei più piccoli seminascosti dai fratelli. Col passare dei giorni, la differenza si farà sempre più sensibile, perché lo sviluppo degli uccellini —entro certi limiti — è proporzionale alla quantità di cibo ingerita, e gli ultimi nati resteranno denutriti, si svilupperanno a stento e potranno anche soccombere; l'ultimo nato anzi ha di norma poche probabilità di sopravvivere se la nidiata è numerosa. La sostituzione delle uova deposte con altre finte è quindi pratica consigliabile. Chi ha mano leggera può prendere le uova con le dita, poggiando i polpastrelli sui due poli e mai lateralmente, altrimenti si può fare uso d'un cucchiaino preferibilmente di plastica e molto concavo. I fumatori facciano sempre attenzione a non toccare mai uova o nidi con le dita impregnate di odore di tabacco che riesce estremamente molesto alle canarine, tanto da indurle in casi estremi all'abbandono della cova. Se la ricollocazione delle uova vere nel nido al posto di quelle finte si effettua la mattina presto oppure verso il tramonto, vi sono maggiori probabilità che la schiusa avvenga di giorno, come è preferibile, anziché di notte
Verso il 18° giorno di vita il canarino è già completamente formato ma si distingue ancora dagli adulti (a parte le differenze nel mantello per le razze che presentano nei giovani un particolare piumaggio da nido), oltre che per la taglia ridotta, per la coda assai corta e un piumaggio non ancora del tutto uniforme, con residui del primo piumino formanti qualche filamento o radi ciuffetti soprattutto sul capo (filamenti e ciuffetti— detti "penne matte" — che non infrequentemente vengono strappati dai genitori). Anche dopo usciti dal nido i piccoli continuano ad avere bisogno dell'imbeccata dei genitori, generalmente sino ai venticinque giorni di età, con una certa differenza in più o in meno per le razze tardive e precoci. Di norma si possono separare tranquillamente i piccoli dai genitori verso il 26-28° giorno di età, ma se non vi sono discordie, sarà meglio lasciare unita la famigliola per un'altra settimana. E raro purtroppo che la femmina si accinga a costruire il nuovo nido solo dopo aver ultimato lo svezzamento dei piccoli; in genere essa verrà presa dalla smania d'iniziare una nuova covata verso il 18-20" giorno dalla nascila dei piccoli, e anche prima. Alcune vogliono nuovamente nidificare nel vecchio nido, altre preferiscono utilizzarne uno diverso. Pur apprestandosi alla nuova bisogna, la femmina non trascura di completare lo svezzamento dei figli; se poi sono presenti entrambi i genitori e il maschio è un buon padre, è questo che si assume quasi completamente l'onere dell'imbeccata. Può accadere che le cose non vadano così lisce: la femmina per preparare il nuovo nido spiuma i piccoli e magari, se questi non sono ancora in grado di uscire, li getta fuori. Per evitare ciò, la si fornisca di ovatta e di altro materiale sostitutivo delle piume dei figli, e se i piccoli non sono ancora usciti dal nido si può eventualmente rendere necessario, applicarne un secondo. Se la gabbia è divisibile in due scomparti, si può anche separare il maschio con i figli in una metà di essa, ricordandosi di ricongiungerlo alla femmina la sera (per ritoglierlo la mattina seguente) a evitare che questa depositi uova chiare. Se anche il maschio tende a spiumare o a molestare i piccoli lo si allontani; è possibile così che la femmina non più eccitata dalla sua presenza porti lodevolmente a termine lo svezzamento. Se la femmina ha allevato da sola la prole, si potrà distoglierla dallo spiumare i figli (sempre che questi siano già in grado di muoversi) togliendo il nido, sicché essa non abbia distrazioni ai suoi compiti di nutrice, o anche immettendo il maschio, se i piccoli non hanno ancora raggiunto i diciotto giorni di vita. Si può anche cambiare di gabbia la famiglia; il trasferimento disorienta sempre un pò la femmina, che per qualche giorno non penserà più alla costruzione di un nuovo nido. Quando nella famigliola regna l'accordo, spesso la femmina depone le uova nel vecchio nido e comincia a covarle quando ancora vi sono i piccoli nutriti dal padre: in questo caso, anche se le uova corrono un lieve rischio per la presenza dei piccoli, è bene lasciare le cose come stanno sino al momento della separazione dei novelli. Qualora, caso raro, nessun accorgimento riuscisse a far desistere la femmina dallo spiumare i piccoli e non sipotesse contare sul padre, bisognerebbe separarli da essa con il divisorio mobile e situare due posatoi uno per scomparto in modo che la madre possa continuare l'imbeccata attraverso le sbarre del divisorio, (se necessario, opportunamente allargate). Può capitare anche che la femmina non imbecchi più i piccoli, tutta presa com'è dai preparativi del nuovo nido, o più semplicemente perchè scombinata da causa impreviste. Ciò accade di rado, soprattutto perchè i piccoli ormai prossimi allo svezzamento reclamano il cibo a gran voce, richiamando quasi sempre la madre al suo dovere, ma in questo sfortunato caso non resta che affidare i piccoli ad altra nutrice o tentare l'allevamento allo stecco per i pochi giorni necessari perché i giovani siano in grado di alimentarsi da soli. Con soggetti molto docili ma pur restii ad aprire spontaneamente il becco, si può in qualche caso tentare la somministrazione d'un pastone piuttosto fluido posto sulla cima d'un pennellino; preso il soggetto in mano e appoggiata la punta del pennellino contro il suo becco, può darsi che il piccolo affamato si induca a mangiare (si può anche provare a imbeccarlo, senza prenderlo in mano, passando il pennellino fra le sbarre della gabbia). Se i giovani vengono separati dagli adulti non appena svezzati, bisogna collocarli in apposito contenitore, se invece vengono lasciati insieme ai genitori per qualche tempo dopo svezzati, non sussiste più la necessità di farli passare per la gabbia di svezzamento al momento della separazione; li si può immettere direttamente nella voliera o nel gabbione. Se l'allevamento è avvenuto in voliera, i giovani svezzati possono essere lasciati insieme ai genitori se non danno a questi disturbo nella preparazione del nuovo nido, diversamente vanno posti in altra voliera oppure separati dai genitori per mezzo d'una parete divisoria (non li si rinchiuda mai in una gabbia della cui ristrettezza patirebbero provenendo da un aviario). Quando i giovani cessano di essere imbeccati e cominciano a nutrirsi da soli, devono poter disporre dello stesso cibo che veniva somministrato dai genitori, compreso il pastoncino all'uovo le cui dosi verranno progressivamente diminuite fino a completa eliminazione verso il sessantesimo giorno di età. Il cambiamento di regime alimentare non dev'essere mai repentino. Frutta — in special modo la mela — e verdure, sono gli indispensabili costituenti d'una dieta razionale che non devono mai mancare in questo periodo nell'alimentazione del canarino. Ritardare quanto più possibile la separazione dei giovani dai genitori è un procedimento ottimo, da consigliare vivamente, perché in tal modo se ne favorisce l'irrobustimento; il prosieguo della vita in famiglia non sottopone i novelli, nella delicata fase susseguente allo svezzamento, a un cambiamento di abitudini che, per quanto lieve, può sempre influire negativamente sul loro sviluppo. Bisogna anche ricordare che i piccoli separati troppo presto dai genitori possono ingerire dei semi non decorticati — data la loro incapacità di sgusciarli —che non essendo per essi digeribili provocano un'enterite per lo più a esito letale. E questo un altro motivo che consiglia di ritardare il più possibile lo svezzamento e rende necessario un graduale cambiamento di regime alimentare dopo la separazione dagli adulti. Verso i due mesi di età, i maschi cominciano le prime incerte cantatine e possono quindi essere sicuramente distinti dalle femmine, ma l'allevatore esperto può riuscire a determinare il sesso già verso il quindicesimo giorno di vita. Essenziale importanza ha la collocazione dei giovani appena svezzati in un contenitore che consenta ampia libertà di volo; solo in questo modo si otterranno soggetti veramente robusti, resistenti ai malanni, in grado di fornire ottimi risultati nella funzione di riproduttori.
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